Un nuovo progetto del Centro Muni Gyana in Sicilia

Migrazioni Umane, conoscere se stessi per capire gli altri

“Quando i rifugiati provenienti da altri Paesi sono arrivati in Europa, è meraviglioso che la Germania e altri Paesi europei abbiano dato loro aiuto. Tuttavia, penso che la maggior parte di questi rifugiati considerino la propria terra come la loro casa dove però, proprio ora, avvengono moltissime uccisioni e sopraffazioni e c’è molta sofferenza. Ecco perché sono scappati. Pertanto, a breve termine, i Paesi europei devono fornire loro asilo e, in particolare, fornire ai bambini strutture per l’istruzione e ai giovani una formazione in competenze pratiche come la meccanica. L’obiettivo è che un giorno essi possano tornare a casa e ricostruire il proprio paese. Questa è stata la mia opinione fin dall’inizio.

Noi tibetani, per esempio, ci siamo rifugiati in India, ma la maggior parte dei tibetani vuole tornare in Tibet, quando la situazione sarà cambiata. Ogni paese ha la sua cultura, la sua lingua, il suo modo di vivere ed è meglio che la gente viva nel proprio paese. Questa è la mia opinione”. (1)

Il progetto “Migrazioni Umane, conoscere se stessi per capire gli altri” è un progetto coordinato dal Centro Buddhista Muni Gyana di Palermo, Italia, finanziato dai fondi 8Xmille dell’Unione Buddhista Italiana. Il progetto vuole gettare le basi per una condivisione e presa in carico di quella che è definita “Responsabilità Universale”. Siamo tutti esseri umani e dobbiamo tutti impegnarci affinchè l’umanità stessa progredisca. Il progresso dell’umanità passa attraverso molti aspetti, il principale di questi è una cultura di pace che accomuni tutti i popoli. I fenomeni migratori da sempre caratterizzano l’umanità ma negli ultimi decenni la gran parte delle migrazioni nascono a causa di guerre, conflitti, violazioni dei diritti umani, diseguaglianze sociali e cambiamenti climatici. La migrazione al centro del dibattito politico globale ha assunto una connotazione sempre più negativa, il termine accoglienza è quasi del tutto scomparso lasciando spazio alla paura dell’altro. Si ritorna ad alzare muri fra i popoli, si lasciano morire le persone in mare, si discrimina fra una umanità di seria A ed una di serie B facendo leva sulla paura. Si confonde il tema della sicurezza con quello migratorio, si parla infatti di un nuovo termine “crimigrazione” volto a creare il connubio migrante=criminale.

Uno degli obiettivi principali del progetto è quello di declinare in senso positivo il concetto di accoglienza e responsabilità universali. Siamo responsabili di tutti i cittadini del mondo, garantire i diritti umani degli altri significa rafforzare le nostre tutele. Il progetto vuole inoltre volgere lo sguardo oltre l’aspetto dell’accoglienza. Se da un lato intendiamo ribadire che un migrante che rischia di morire va sempre salvato senza se e senza ma, che i conflitti bellici che generano tali fenomeni sono responsabilità dei governi che li alimentano e della negligenza della comunità internazionale, dall’altro vogliamo ribadire che il migrante, rifugiato o no, è un essere umano e come tale va rispettato. Riteniamo che la salvaguardia ed il riconoscimento delle culture sia l’elemento focale per uno sviluppo pacifico dell’umanità. Riconoscere una cultura significa preservarla, metterla a valore. Speriamo che tutti possano un giorno ritornare a ricostruire la propria casa, ma per far ciò dobbiamo essere in grado di accogliere, formare ed educare tutti di modo tale che, quando ci saranno le dovute condizioni ogni popolo possa autodeterminarsi nel territorio di origine.

Partendo da queste considerazioni andremo ad organizzare diverse iniziative, conferenze, momenti di condivisione e discussione che vadano ad approfondire tali aspetti non solo a Palermo ma in diverse province siciliane.

(1)His Holiness the Dalai Lama’s response to a question about refugees during his public talk in Rotterdam, the Netherlands on September 16, 2018.